torra agoa< Erdogan infatti ha visitato il regno saudita, l’Egitto, la Siria e la Giordania; inoltre ha incontrato il presidente dell’Autorità Palestinese e il capo dell’ufficio politico di Hamas a Damasco, Khalid Mish’al. Ecco cosa dice dei quei colloqui:
«... Certo avremmo tutti voluto che Hamas tornasse al tavolo negoziale e prolungasse il periodo di calma. Certo sarebbe stato il meglio. Ma questa è un’altra questione. Mantenere l’assedio e far pressione sugli abitanti di Gaza mettendoli alla fame, impedire la fornitura di medicinali e di aiuti umanitari, far aspettare i camion per lunghi periodi ai valichi, tutto questo ha reso la situazione a Gaza intollerabile. Il governo di lì era anche sotto grande pressione, perchè richiesto di provvedere ai bisogni del popolo che lo ha eletto».
«... Rinnovo la mia richiesta a Israele perchè cessi il fuoco, perchè Israele può arrivare a uno stadio da cui sarà difficile tornare indietro. Secondo: l’assedio va tolto. Se ciò avviene possiamo fare passi per ottenere una conciliazione nazionale tra Fatah e Hamas. Pur di ottenere tale riconciliazione, ogni considerazione personale dovrebbe essere lasciata completamente da parte, e in seguito si dovrà prendere la decizione di eleggere il presidente (del governo palestinese di unità nazionale, ndr) e il Consiglio legislativo palestinese. Noi in Turchia siamo pronti a dare una mano in questa cornice... L’Egitto è stato il primo a prendere questa via e noi appoggiamo l’Egitto, e possiamo aiutare. Penso che possiamo influenzare Hamas, perchè Hamas ha in qualche modo perso fiducia in alcune delle parti (sic). Possiamo lavorare con Hamas per ricostituire questa fiducia».
«Certe persone dicono che Iran o Siria stiano ostacolando la riconciliazione (fra palestinesi). Dobbiamo lasciar da parte simili discorsi, dobbiamo concentrarci sul raggiungimento di un accordo, onde non dover assistere alla morte di altri ancora».
«Alcuni sostengono che Hamas è responsabile ed ha preparato il terreno a questo... E’ un discorso inaccettabile, che non si può permettere. Dobbiamo concentrarci su quelli che ogni giorno vengono uccisi, ci sono centinaia di feriti che non possono essere portati negli ospedali...».
Secondo Debka (Mossad), Erdogan sta per congelare le esercitazioni militari congiunte israelo-turche già programmate, e ripensando la mezza alleanza militare con lo Stato ebraico. Più preoccupante per Israele, il destino del grosso accordo petrolifero che dovrebbe portare il petrolio di Baku al porto turco di Ceyhan, e da lì per petroliere ad Askelon, non solo per i bisogni interni israeliani, ma soprattutto per l’inoltro verso l’oceano Indiano e l’Estremo Oriente, scavalcando il canale di Suez, danneggiando dunque l’economia egiziana.
Certo è che nonostante tutti i condizionamenti internazionali a cui è legata (con gli USA, con la NATO, con la speranza di entrare in Europa), Ankara dimostra una indipendenza di giudizio politico introvabile nei nostri euro-politici.
D’altra parte, lo aveva già dimostrato nel 2003, quando il parlamento turco rifiutò il transito alle armate americane dirette contro l’Iraq, e durante la crisi in Sud-Ossetia, quando la Turchia è stata la prima ad attribuire la responsabilità del conflitto alla Georgia, anzichè – come hanno fatto tutti i nostri trombettieri – a Putin.
Erdogan si permette anche di essere duro con l’agnello di Sion: «Quando dico che Isaele ha insultato la Turchia, intendo che Israele legga tra le righe. Credo che Israele capisca cosa dico e cosa intendo».
Bisognerà ripensare le nostre posizioni? La Turchia in Europa (e gli eurocrati in Turchia)?
Ma Giuda ha un altro alleato, meno preoccupato della propria dignità. L’Arabia Saudita (2).
Come si ricorderà, alcuni razzi sono stati lanciati nei giorni scorsi non da Gaza, ma dal Libano meridionale, dal territorio Hezbollah. Ore tesissime, con il rischio che Israele riaprisse il fronte libanese. Hezbollah ha subito chiarito di non aver lanciato i razzi; il presidente libanese Suleiman ha detto apertamente che si trattava di «una provocazione di Israele».
Ora, fonti autorevoli chiamano in causa l’Arabia Saudita.
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domenica 11 gennaio 2009
sighit I CRIMINI DI GUERRA DI ISRAELE....ERDOGAN...
torra agoa<
«La Striscia di Gaza è una prigione»: chi parla così – in consonanza notevole con il cardinal Martino – è Recep Tayyp Erdogan, il primo ministro turco. E non solo: in una intervista ad Al-Jazeera, Erdogan ha avuto chiarissime parole di disprezzo per la doppiezza israeliana. Parole di alta dignità che non si sentono dalle nostre parti (1).
Nei giorni dell’attacco israeliano a Gaza, Erdogan aveva detto che l’aggressione «non è solo un colpo agli sforzi di pace», ma «un insulto alla Turchia». Il giornalista di al Jazeera gli chiede il perché:
«Anzitutto», risponde Erdogan «si deve dire che ciò che accade a Gaza è una vera tragedia umana. Questa tragedia non è cominciata con l’offensiva israeliana; è cominciata con i mesi di affamamento e l’assedio che ha reso la vita difficile alla gente di Gaza. La Striscia è una prigione, e gli abitanti vivono chiusi in quella prigione, isolati dal mondo».
«Mentre l’assedio continuava, il primo ministro israeliano ha visitato Ankara, qualche giorno fa (l’intervista è del 4 dicembre, ndr) per discutere la quinta tornata della mediazione indiretta tra Siria e Israele, in cui noi siamo i mediatori. Abbiamo discusso di quest’argomento per sei ore, e non abbiamo parlato affatto del tema di Gaza. Però, gli abbiamo detto che potevamo dare una mano anche nella questione palestinese. Più precisamente, ci siamo offerti di mediare con Hamas e gli abbiamo detto che se libera le donne e i bambini tra i palestinesi prigionieri nelle carceri israeliane, noi potevamo salvare il soldato israeliano che Hamas tiene in cattività».
«Il primo ministro israeliano (Olmert) mi ha risposto che ne avrebbe parlato il giorno dopo coi suoi consiglieri, e mi avrebbe dato una risposta. Invece, non abbiamo saputo più niente».
Insomma, Olmert ha tenuto nascosto ad Erdogan che stava per lanciare l’attacco a Gaza.
«Questo», dice il premier turco, «è un comportamento privo di rispetto, e che configura un insulto alla Turchia. Ecco come vedo io la cosa. Non sto parlando in modo emozionale, sono dalla parte della giustizia. Un politico deve agire con onestà. Avrebbe dovuto tenere fede alla sua parola, ma invece, che cosa è accaduto sabato 27 dicembre? Deplorevolmente ha cominciato a bombardare Gaza dal cielo. Come sapete, 180 persone sono state uccise nel primo giorno, e 300 ferite. Non è una tragedia umana da ogni punto di vista? Io, anzitutto come essere umano e come primo ministro responsabile, non posso pazientare e tollerare questo, e stare solo a guardare. Mi metto nei loro panni e penso come mi comporterei sotto simili bombardamenti. Ciò mi dà incentivo a fare il mio dovere e ad agire per il bene del mio popolo e mio. Siamo di fronte a un crimine contro l’umanità, perchè Israele usa una forza sproporzionata. Quelli dall’altra parte non dispongono di tanta forza».
«Spesso, gli israeliani usano il pretesto che i palestinesi sparano razzi contro di loro. Io ho chiesto loro: quanti israeliani sono stati uccisi dal lancio di questi razzi? Non ho avuto risposta».
«... Tu attacchi la striscia di Gaza con tutta questa forza, e la tua scusa è la questione dei razzi? Perchè tutta questa esagerazione? Questo argomento per me non è convincente. I risultati di tanta violenza israeliana sono evidenti a tutti. Gaza City è liquidata. Tutte le sue infrastrutture civili sono distrutte. Israele ha fatto lo stesso in passato, in altre zone della Palestina. Ha distrutto le coltivazioni e ucciso la popolazione, e nessuno viene chiamato a rendere conto di ciò che si fa. Anzi, non ha mai applicato alcuna delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, perchè nessuno la chiama a rispondere delle sue violazioni del diritto internazionale».
«Vorrei sottolineare una cosa importante. Ricordate bene gli eventi in Georgia e Sud-Ossetia. Lì, tutti sono intervenuti immediatamente: le Nazioni Unite, l’America, la UE, la NATO, e anche noi. Ma oggi vedi qualcuno agire per soccorrere Gaza? E’ successo solo questo: che io ho fatto una rapida visita negli Stati arabi vicini per valutare la situazione. Ma non si vede uno sforzo reale ed effettivo da parte dei governi e delle organizzazioni internazionali».
«Anzi, c’è chi dice che Israele agisce per auto-difesa. Come può uno dire questo? Non ci potete convincere di questo. Se fossimo convinti che Israele ha ragione, non avremmo esitato a stare dalla sua parte. Io ho deplorato Israele, certamente non è dalla parte della ragione, e sta ripetendo un errore storico».
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«La Striscia di Gaza è una prigione»: chi parla così – in consonanza notevole con il cardinal Martino – è Recep Tayyp Erdogan, il primo ministro turco. E non solo: in una intervista ad Al-Jazeera, Erdogan ha avuto chiarissime parole di disprezzo per la doppiezza israeliana. Parole di alta dignità che non si sentono dalle nostre parti (1).
Nei giorni dell’attacco israeliano a Gaza, Erdogan aveva detto che l’aggressione «non è solo un colpo agli sforzi di pace», ma «un insulto alla Turchia». Il giornalista di al Jazeera gli chiede il perché:
«Anzitutto», risponde Erdogan «si deve dire che ciò che accade a Gaza è una vera tragedia umana. Questa tragedia non è cominciata con l’offensiva israeliana; è cominciata con i mesi di affamamento e l’assedio che ha reso la vita difficile alla gente di Gaza. La Striscia è una prigione, e gli abitanti vivono chiusi in quella prigione, isolati dal mondo».
«Mentre l’assedio continuava, il primo ministro israeliano ha visitato Ankara, qualche giorno fa (l’intervista è del 4 dicembre, ndr) per discutere la quinta tornata della mediazione indiretta tra Siria e Israele, in cui noi siamo i mediatori. Abbiamo discusso di quest’argomento per sei ore, e non abbiamo parlato affatto del tema di Gaza. Però, gli abbiamo detto che potevamo dare una mano anche nella questione palestinese. Più precisamente, ci siamo offerti di mediare con Hamas e gli abbiamo detto che se libera le donne e i bambini tra i palestinesi prigionieri nelle carceri israeliane, noi potevamo salvare il soldato israeliano che Hamas tiene in cattività».
«Il primo ministro israeliano (Olmert) mi ha risposto che ne avrebbe parlato il giorno dopo coi suoi consiglieri, e mi avrebbe dato una risposta. Invece, non abbiamo saputo più niente».
Insomma, Olmert ha tenuto nascosto ad Erdogan che stava per lanciare l’attacco a Gaza.
«Questo», dice il premier turco, «è un comportamento privo di rispetto, e che configura un insulto alla Turchia. Ecco come vedo io la cosa. Non sto parlando in modo emozionale, sono dalla parte della giustizia. Un politico deve agire con onestà. Avrebbe dovuto tenere fede alla sua parola, ma invece, che cosa è accaduto sabato 27 dicembre? Deplorevolmente ha cominciato a bombardare Gaza dal cielo. Come sapete, 180 persone sono state uccise nel primo giorno, e 300 ferite. Non è una tragedia umana da ogni punto di vista? Io, anzitutto come essere umano e come primo ministro responsabile, non posso pazientare e tollerare questo, e stare solo a guardare. Mi metto nei loro panni e penso come mi comporterei sotto simili bombardamenti. Ciò mi dà incentivo a fare il mio dovere e ad agire per il bene del mio popolo e mio. Siamo di fronte a un crimine contro l’umanità, perchè Israele usa una forza sproporzionata. Quelli dall’altra parte non dispongono di tanta forza».
«Spesso, gli israeliani usano il pretesto che i palestinesi sparano razzi contro di loro. Io ho chiesto loro: quanti israeliani sono stati uccisi dal lancio di questi razzi? Non ho avuto risposta».
«... Tu attacchi la striscia di Gaza con tutta questa forza, e la tua scusa è la questione dei razzi? Perchè tutta questa esagerazione? Questo argomento per me non è convincente. I risultati di tanta violenza israeliana sono evidenti a tutti. Gaza City è liquidata. Tutte le sue infrastrutture civili sono distrutte. Israele ha fatto lo stesso in passato, in altre zone della Palestina. Ha distrutto le coltivazioni e ucciso la popolazione, e nessuno viene chiamato a rendere conto di ciò che si fa. Anzi, non ha mai applicato alcuna delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, perchè nessuno la chiama a rispondere delle sue violazioni del diritto internazionale».
«Vorrei sottolineare una cosa importante. Ricordate bene gli eventi in Georgia e Sud-Ossetia. Lì, tutti sono intervenuti immediatamente: le Nazioni Unite, l’America, la UE, la NATO, e anche noi. Ma oggi vedi qualcuno agire per soccorrere Gaza? E’ successo solo questo: che io ho fatto una rapida visita negli Stati arabi vicini per valutare la situazione. Ma non si vede uno sforzo reale ed effettivo da parte dei governi e delle organizzazioni internazionali».
«Anzi, c’è chi dice che Israele agisce per auto-difesa. Come può uno dire questo? Non ci potete convincere di questo. Se fossimo convinti che Israele ha ragione, non avremmo esitato a stare dalla sua parte. Io ho deplorato Israele, certamente non è dalla parte della ragione, e sta ripetendo un errore storico».
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sighit IL TRADIMENTO DEGLI INTELLETTUALI...III
torra agoa<
Ricordo ai nostri ‘intellettuali’ di andarle a leggere queste cose, che sono in libreria accessibili a tutti, prima di emettere sentenze.
E l’ipocrisia sta nel fatto che questi negazionisti di tali orrori storici possono scrivere le enormità che scrivono sulla tragedia di Gaza, sulla Pulizia Etnica dei palestinesi, e possono dichiararsi filo-israeliani “appassionati” (Travaglio) senza essere ricoperti di vergogna dal mondo della cultura, dai giornalisti e dai politici come lo sarebbe chiunque negasse in pubblico l’orrore patito per decenni dalle vittime dell’Apartheid sudafricana, o i massacri di pulizia etnica di Srebrenica e in tutta la ex Jugoslavia.
Il mio appello a questi colti mistificatori è: continuare a seppellire sotto un oceano di menzogne, di ipocrisia, sotto l’indifferenza allo strazio infinito di un popolo, sotto la vostra paura o la vostra convenienza, la grottesca sproporzione fra il torto di Israele e quello palestinese, causa e causerà ancora morti, agonie, inferno in terra per esseri umani come noi, palestinesi e israeliani. Sono più di cento anni che il nostro mondo li sta umiliando, tradendo, derubando, straziando, con Israele come suo sicario. Sono 60 anni che chiamiamo quelle vittime “terroristi” e i terroristi “vittime”. Questo è orribile, contorce le coscienze. Non ci meravigliamo poi se i palestinesi e i loro sostenitori nel mondo islamico finiscono per odiarci. Dio sa quanta ragione hanno, cari 'intellettuali'.
Paolo Barnard
torra a sa defenza<<
Ricordo ai nostri ‘intellettuali’ di andarle a leggere queste cose, che sono in libreria accessibili a tutti, prima di emettere sentenze.
E l’ipocrisia sta nel fatto che questi negazionisti di tali orrori storici possono scrivere le enormità che scrivono sulla tragedia di Gaza, sulla Pulizia Etnica dei palestinesi, e possono dichiararsi filo-israeliani “appassionati” (Travaglio) senza essere ricoperti di vergogna dal mondo della cultura, dai giornalisti e dai politici come lo sarebbe chiunque negasse in pubblico l’orrore patito per decenni dalle vittime dell’Apartheid sudafricana, o i massacri di pulizia etnica di Srebrenica e in tutta la ex Jugoslavia.
Il mio appello a questi colti mistificatori è: continuare a seppellire sotto un oceano di menzogne, di ipocrisia, sotto l’indifferenza allo strazio infinito di un popolo, sotto la vostra paura o la vostra convenienza, la grottesca sproporzione fra il torto di Israele e quello palestinese, causa e causerà ancora morti, agonie, inferno in terra per esseri umani come noi, palestinesi e israeliani. Sono più di cento anni che il nostro mondo li sta umiliando, tradendo, derubando, straziando, con Israele come suo sicario. Sono 60 anni che chiamiamo quelle vittime “terroristi” e i terroristi “vittime”. Questo è orribile, contorce le coscienze. Non ci meravigliamo poi se i palestinesi e i loro sostenitori nel mondo islamico finiscono per odiarci. Dio sa quanta ragione hanno, cari 'intellettuali'.
Paolo Barnard
torra a sa defenza<<
sighit IL TRADIMENTO DEGLI INTELLETTUALI...II
torra agoa <
Ricordo Albert Einstein, che sul New York Times del dicembre 1948 definì l’emergere delle forze di Menachem Begin (futuro premier d’Israele) in Palestina come “un partito fascista per il quale il terrorismo e la menzogna sono gli strumenti”.
Ricordo Ephrahim Katzir, futuro presidente di Israele, che nel 1948 mise a punto un veleno chimico per accecare i palestinesi, e ne raccomandò l’uso nel giugno di quell’anno.
Ricordo Ariel Sharon, che sarà premier, e che nel 1953 fu condannato per terrorismo dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU con la risoluzione 101, dopo che ebbe rinchiuso intere famiglie palestinesi nelle loro abitazioni facendole esplodere.
Ricordo l’ambasciatore israeliano all’ONU, Abba Eban, che nel 1981 disse a Menachem Begin: “Il quadro che emerge è di un Israele che selvaggiamente infligge ogni possibile orrore di morte e di angoscia alle popolazioni civili, in una atmosfera che ci ricorda regimi che né io né il signor Begin oseremmo citare per nome”.
Ricordo la risoluzione ONU A/RES/37/123, che nel dicembre del 1982 definì il massacro dei palestinesi a Sabra e Chatila sotto la “personale responsabilità di Ariel Sharon” un “atto di genocidio”.
Ricordo le parole dello Special Rapporteur dell’ONU per i Diritti Umani, il sudafricano John Dugard, che nel febbraio del 2007 scrisse che l’occupazione israeliana era Apartheid razzista sui palestinesi, e che Israele doveva essere processata dalla Corte di Giustizia dell’Aja. Ricordo le parole dell'intellettuale ebreo Norman G. Finkelstein, i cui genitori furono vittime dell’Olocausto: “Ma se gli israeliani non vogliono essere accusati di essere come i nazisti, devono semplicemente smettere di comportarsi da nazisti.”
Ricordo che esistono prove soverchianti che Israele usa bambini come scudi umani; che lascia morire gli ammalati ai posti di blocco; che manda i soldati a distruggere i macchinari medici nei derelitti ospedali palestinesi; che viola dal 1967 tutte le Convenzioni di Ginevra e i Principi di Norimberga; che ammazza i sospettati senza processo e con loro centinai di innocenti; che punisce collettivamente un milione e mezzo di civili esattamente come Saddam Hussein fece con le sue minoranze shiite; che massacra 19.000 o 1.000 civili a piacimento in Libano (1982, 2006) e poi reclama lo status di vittima del ‘terrorismo’.
Ricordo che il Piano di Spartizione della Palestina del 1947 fu rigettato da Ben Gurion prima ancora che l'ONU lo adottasse, e che esso privava i palestinesi di ogni risorsa importante (dai Diari di Ben Gurion).
Ricordo che la guerra arabo-israeliana del 1948 fu una farsa dove mai l’esercito ebraico fu in pericolo di sconfitta, tanto è vero che Ben Gurion diresse in quei mesi i suoi soldati migliori alla pulizia etnica dei palestinesi (sempre dai Diari di Ben Gurion); che la guerra dei Sei Giorni nel 1967 fu un’altra menzogna, dove ancora Israele sapeva in aticipo di vincere facilmente “in 7 giorni”, come disse il capo del Mossad Meir Amit a McNamara a Washington prima delle ostilità, e mentre l’egiziano Nasser tentava disperatamente di mediare una pace (dagli archivi desecretati della Johnson Library, USA); che gli incontri di Camp David nel 2000 furono un inganno per distruggere Arafat, come ho dimostrato in “Perché ci Odiano” intervistando i mediatori di Clinton; che i governi di Israele hanno redatto 4 piani in sei anni per la distruzione dell'Autorità Palestinese sancita dagli accordi di Oslo mentre fingevano di volere la pace (nomi: Fields of Thorns, Dagan, The Destruction of the PA, ed Eitam); che la tregua con Hamas che ha preceduto l’aggressione a Gaza fu rotta da Israele per prima il 4 novembre del 2008 (The Guardian, 5/11/08 – Ha’aretz, 30/12/08), con l’assassino di 6 palestinesi.
E queste sono solo briciole della mole di menzogne che ci hanno raccontato da sempre sulla 'epopea' sionista.
Ricordo infine Ben Gurion, il padre di Israele, che lasciò scritto: “Dobbiamo usare il terrore, l’assassinio, l’intimidazione, la confisca delle loro terre, per ripulire la Galilea dalla sua popolazione araba”. E ancora: “C’è bisogno di una reazione brutale. Se accusiamo una famiglia, dobbiamo straziarli senza pietà, donne e bambini inclusi. Durante l’operazione non c’è bisogno di distinguere fra colpevoli e innocenti”. Quell'uomo pronunciò quelle agghiaccianti parole 20 anni prima della nascita dell’OLP, più di 30 anni prima della nascita di Hamas, 50 anni prima dell’esplosione del prima razzo Qassam su Sderot in Israele
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Ricordo Albert Einstein, che sul New York Times del dicembre 1948 definì l’emergere delle forze di Menachem Begin (futuro premier d’Israele) in Palestina come “un partito fascista per il quale il terrorismo e la menzogna sono gli strumenti”.
Ricordo Ephrahim Katzir, futuro presidente di Israele, che nel 1948 mise a punto un veleno chimico per accecare i palestinesi, e ne raccomandò l’uso nel giugno di quell’anno.
Ricordo Ariel Sharon, che sarà premier, e che nel 1953 fu condannato per terrorismo dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU con la risoluzione 101, dopo che ebbe rinchiuso intere famiglie palestinesi nelle loro abitazioni facendole esplodere.
Ricordo l’ambasciatore israeliano all’ONU, Abba Eban, che nel 1981 disse a Menachem Begin: “Il quadro che emerge è di un Israele che selvaggiamente infligge ogni possibile orrore di morte e di angoscia alle popolazioni civili, in una atmosfera che ci ricorda regimi che né io né il signor Begin oseremmo citare per nome”.
Ricordo la risoluzione ONU A/RES/37/123, che nel dicembre del 1982 definì il massacro dei palestinesi a Sabra e Chatila sotto la “personale responsabilità di Ariel Sharon” un “atto di genocidio”.
Ricordo le parole dello Special Rapporteur dell’ONU per i Diritti Umani, il sudafricano John Dugard, che nel febbraio del 2007 scrisse che l’occupazione israeliana era Apartheid razzista sui palestinesi, e che Israele doveva essere processata dalla Corte di Giustizia dell’Aja. Ricordo le parole dell'intellettuale ebreo Norman G. Finkelstein, i cui genitori furono vittime dell’Olocausto: “Ma se gli israeliani non vogliono essere accusati di essere come i nazisti, devono semplicemente smettere di comportarsi da nazisti.”
Ricordo che esistono prove soverchianti che Israele usa bambini come scudi umani; che lascia morire gli ammalati ai posti di blocco; che manda i soldati a distruggere i macchinari medici nei derelitti ospedali palestinesi; che viola dal 1967 tutte le Convenzioni di Ginevra e i Principi di Norimberga; che ammazza i sospettati senza processo e con loro centinai di innocenti; che punisce collettivamente un milione e mezzo di civili esattamente come Saddam Hussein fece con le sue minoranze shiite; che massacra 19.000 o 1.000 civili a piacimento in Libano (1982, 2006) e poi reclama lo status di vittima del ‘terrorismo’.
Ricordo che il Piano di Spartizione della Palestina del 1947 fu rigettato da Ben Gurion prima ancora che l'ONU lo adottasse, e che esso privava i palestinesi di ogni risorsa importante (dai Diari di Ben Gurion).
Ricordo che la guerra arabo-israeliana del 1948 fu una farsa dove mai l’esercito ebraico fu in pericolo di sconfitta, tanto è vero che Ben Gurion diresse in quei mesi i suoi soldati migliori alla pulizia etnica dei palestinesi (sempre dai Diari di Ben Gurion); che la guerra dei Sei Giorni nel 1967 fu un’altra menzogna, dove ancora Israele sapeva in aticipo di vincere facilmente “in 7 giorni”, come disse il capo del Mossad Meir Amit a McNamara a Washington prima delle ostilità, e mentre l’egiziano Nasser tentava disperatamente di mediare una pace (dagli archivi desecretati della Johnson Library, USA); che gli incontri di Camp David nel 2000 furono un inganno per distruggere Arafat, come ho dimostrato in “Perché ci Odiano” intervistando i mediatori di Clinton; che i governi di Israele hanno redatto 4 piani in sei anni per la distruzione dell'Autorità Palestinese sancita dagli accordi di Oslo mentre fingevano di volere la pace (nomi: Fields of Thorns, Dagan, The Destruction of the PA, ed Eitam); che la tregua con Hamas che ha preceduto l’aggressione a Gaza fu rotta da Israele per prima il 4 novembre del 2008 (The Guardian, 5/11/08 – Ha’aretz, 30/12/08), con l’assassino di 6 palestinesi.
E queste sono solo briciole della mole di menzogne che ci hanno raccontato da sempre sulla 'epopea' sionista.
Ricordo infine Ben Gurion, il padre di Israele, che lasciò scritto: “Dobbiamo usare il terrore, l’assassinio, l’intimidazione, la confisca delle loro terre, per ripulire la Galilea dalla sua popolazione araba”. E ancora: “C’è bisogno di una reazione brutale. Se accusiamo una famiglia, dobbiamo straziarli senza pietà, donne e bambini inclusi. Durante l’operazione non c’è bisogno di distinguere fra colpevoli e innocenti”. Quell'uomo pronunciò quelle agghiaccianti parole 20 anni prima della nascita dell’OLP, più di 30 anni prima della nascita di Hamas, 50 anni prima dell’esplosione del prima razzo Qassam su Sderot in Israele
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sight IL TRADIMENTO EGLI INTELLETTUALI
torra agoa<
Ciò che conta è il danno che costoro causano, che è, si badi bene, superiore a quello delle armi, delle torture, delle pulizie etniche, del terrorismo. Molto superiore.
Perché una cosa sia chiara a tutti: l’unica speranza di porre fine alla barbarie in Palestina sta nella presa di posizione decisa dell’opinione pubblica occidentale, nella sua ribellione alla narrativa mendace che da 60 anni permette a Israele di torturare un intero popolo innocente e prigioniero nell’indifferenza del mondo che conta, quando non con la sua attiva partecipazione.
Ma se gli intellettuali non fanno il loro dovere di denuncia della verità, se cioè non sono disposti a riconoscere ciò che l’evidenza della Storia gli sbatte in faccia da decenni, e se non hanno il coraggio di chiamarla pubblicamente col suo nome, che è: Pulizia Etnica dei palestinesi, mai si arriverà alla pace laggiù. E l’orrore continua.
Essi, di quegli orrori, hanno una piena e primaria corresponsabilità.
L’evidenza della Storia di cui parlo è in primo luogo: che il progetto sionista di una ‘casa nazionale’ ebraica in Palestina nacque alla fine del XIX secolo con la precisa intenzione di cancellare dalla ‘Grande Israele’ biblica la presenza araba, attraverso l’uso di qualsiasi mezzo, dall’inganno alla strage, dalla spoliazione violenta alla guerra diretta, fino al terrorismo senza freni. I palestinesi erano condannati a priori nel progetto sionista, e lo furono 40 anni prima dell’Olocausto.
Quel progetto è oggi il medesimo, i metodi sono ancor più sadici e rivoltanti, e Israele tenterà di non fermarsi di fronte a nulla e a nessuno nella sua opera di Pulizia Etnica della Palestina. Questo accadde, sta accadendo e accadrà. Questo va detto, illustrato con la sua mole schiacciante di prove autorevoli, va gridato con urgenza, affinché il pubblico apra finalmente gli occhi e possa agire per fermare la barbarie.
In secondo luogo: che la violenza araba-palestinese, per quanto assassina e ingiustificabile (ma non incomprensibile), è una reazione, REAZIONE, disperata e convulsa, a oltre un secolo di progetto sionista come sopra descritto, in particolare a 60 anni di orrori inflitti dallo Stato d’Israele ai civili palestinesi, atrocità talmente scioccanti dall’aver costretto la Commissione dell’ONU per i Diritti Umani a chiamare per ben tre volte le condotte di Israele “un insulto all’Umanità” (1977, 1985, 2000). La differenza è cruciale: REAGIRE con violenza a violenze immensamente superiori e durate decenni, non è AGIRE violenza. E’ immorale oltre ogni immaginazione invertire i ruoli di vittima e carnefice nel conflitto israelo-palestinese, ed è quello che sempre accade. E’ immorale condannare il “terrorismo alla spicciolata” di Hamas e ignorare del tutto il Grande terrorismo israeliano.
Le prove. Non posso ricopiare qui migliaia di documenti, citazioni, libri, atti ufficiali e governativi, rapporti di intelligence americana e inglese, dell’ONU, delle maggiori organizzazioni per i Diritti Umani del mondo, di intellettuali e politici e testimoni ebrei, e tanto altro, che dimostrano oltre ogni dubbio quanto da me scritto. Quelle prove sono però facilmente consultabili poiché raccolte per voi e rigorosamente referenziate in libri come “La Pulizia Etnica della Palestina”, di Ilan Pappe, Fazi ed., o “Pity The Nation”, di Robert Fisk, Oxford University Press, e “Perché ci Odiano”, Paolo Barnard, Rizzoli BUR, fra i tantissimi. O consultabili nei siti http://www.btselem.org/index.asp, http://www.jewishvoiceforpeace.org, http://zope.gush-shalom.org/index_en.html, http://www.kibush.co.il, http://rhr.israel.net, http://otherisrael.home.igc.org. O ancora leggendo gli archivi di Amnesty International o Human Rights Watch, o ne “La Questione Palestinese” della libreria delle Nazioni Unite a New York.
E torno al “tradimento degli intellettuali” nostrani. Vi sono aspetti di quel fenomeno che sono fin disperanti. Il primo è l’ignoranza in materia di conflitto israelo-palestinese di alcuni di quei personaggi, Marco Travaglio per primo; un’ignoranza non scusabile, per le ragioni dette sopra, ma anche ‘sospetta’ in diversi casi.
Un secondo aspetto è l’ipocrisia: l’evidenza di cui sopra è soverchiante nel descrivere Israele come uno Stato innanzi tutto razzista, poi criminale di guerra, poi terrorista, poi Canaglia, poi persino neonazista nelle sue condotte come potere occupante.
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Ciò che conta è il danno che costoro causano, che è, si badi bene, superiore a quello delle armi, delle torture, delle pulizie etniche, del terrorismo. Molto superiore.
Perché una cosa sia chiara a tutti: l’unica speranza di porre fine alla barbarie in Palestina sta nella presa di posizione decisa dell’opinione pubblica occidentale, nella sua ribellione alla narrativa mendace che da 60 anni permette a Israele di torturare un intero popolo innocente e prigioniero nell’indifferenza del mondo che conta, quando non con la sua attiva partecipazione.
Ma se gli intellettuali non fanno il loro dovere di denuncia della verità, se cioè non sono disposti a riconoscere ciò che l’evidenza della Storia gli sbatte in faccia da decenni, e se non hanno il coraggio di chiamarla pubblicamente col suo nome, che è: Pulizia Etnica dei palestinesi, mai si arriverà alla pace laggiù. E l’orrore continua.
Essi, di quegli orrori, hanno una piena e primaria corresponsabilità.
L’evidenza della Storia di cui parlo è in primo luogo: che il progetto sionista di una ‘casa nazionale’ ebraica in Palestina nacque alla fine del XIX secolo con la precisa intenzione di cancellare dalla ‘Grande Israele’ biblica la presenza araba, attraverso l’uso di qualsiasi mezzo, dall’inganno alla strage, dalla spoliazione violenta alla guerra diretta, fino al terrorismo senza freni. I palestinesi erano condannati a priori nel progetto sionista, e lo furono 40 anni prima dell’Olocausto.
Quel progetto è oggi il medesimo, i metodi sono ancor più sadici e rivoltanti, e Israele tenterà di non fermarsi di fronte a nulla e a nessuno nella sua opera di Pulizia Etnica della Palestina. Questo accadde, sta accadendo e accadrà. Questo va detto, illustrato con la sua mole schiacciante di prove autorevoli, va gridato con urgenza, affinché il pubblico apra finalmente gli occhi e possa agire per fermare la barbarie.
In secondo luogo: che la violenza araba-palestinese, per quanto assassina e ingiustificabile (ma non incomprensibile), è una reazione, REAZIONE, disperata e convulsa, a oltre un secolo di progetto sionista come sopra descritto, in particolare a 60 anni di orrori inflitti dallo Stato d’Israele ai civili palestinesi, atrocità talmente scioccanti dall’aver costretto la Commissione dell’ONU per i Diritti Umani a chiamare per ben tre volte le condotte di Israele “un insulto all’Umanità” (1977, 1985, 2000). La differenza è cruciale: REAGIRE con violenza a violenze immensamente superiori e durate decenni, non è AGIRE violenza. E’ immorale oltre ogni immaginazione invertire i ruoli di vittima e carnefice nel conflitto israelo-palestinese, ed è quello che sempre accade. E’ immorale condannare il “terrorismo alla spicciolata” di Hamas e ignorare del tutto il Grande terrorismo israeliano.
Le prove. Non posso ricopiare qui migliaia di documenti, citazioni, libri, atti ufficiali e governativi, rapporti di intelligence americana e inglese, dell’ONU, delle maggiori organizzazioni per i Diritti Umani del mondo, di intellettuali e politici e testimoni ebrei, e tanto altro, che dimostrano oltre ogni dubbio quanto da me scritto. Quelle prove sono però facilmente consultabili poiché raccolte per voi e rigorosamente referenziate in libri come “La Pulizia Etnica della Palestina”, di Ilan Pappe, Fazi ed., o “Pity The Nation”, di Robert Fisk, Oxford University Press, e “Perché ci Odiano”, Paolo Barnard, Rizzoli BUR, fra i tantissimi. O consultabili nei siti http://www.btselem.org/index.asp, http://www.jewishvoiceforpeace.org, http://zope.gush-shalom.org/index_en.html, http://www.kibush.co.il, http://rhr.israel.net, http://otherisrael.home.igc.org. O ancora leggendo gli archivi di Amnesty International o Human Rights Watch, o ne “La Questione Palestinese” della libreria delle Nazioni Unite a New York.
E torno al “tradimento degli intellettuali” nostrani. Vi sono aspetti di quel fenomeno che sono fin disperanti. Il primo è l’ignoranza in materia di conflitto israelo-palestinese di alcuni di quei personaggi, Marco Travaglio per primo; un’ignoranza non scusabile, per le ragioni dette sopra, ma anche ‘sospetta’ in diversi casi.
Un secondo aspetto è l’ipocrisia: l’evidenza di cui sopra è soverchiante nel descrivere Israele come uno Stato innanzi tutto razzista, poi criminale di guerra, poi terrorista, poi Canaglia, poi persino neonazista nelle sue condotte come potere occupante.
sighit>
sighit ISRAELE CONTINUA IL MASSACRO. Olmert:vicini a obiettivi prefissati. (il genocidio?)
torra agoa<
Un funzionario della Difesa israeliana dovrebbe recarsi domani in Egitto per cercare di rendere più stringenti le misure contro il contrabbando di armi. Fonti diplomatiche tedesche dicono che Berlino ha offerto di inviare i suoi specialisti la settimana prossima in Egitto per discutere dei modi per migliorare la sicurezza lungo le frontiere, e Il Cairo ha risposto positivamente.
Appoggiati da elicotteri, le truppe e i carri armati israeliani si sono spinti nella zona orientale e in quella meridionale di Gaza city, affrontando i militanti di Hamas che hanno sparato missili anti-blindato e colpi di mortaio.
Il bilancio delle vittime palestinesi dall'inizio della guerra, il 27 dicembre scorso, è salito a 869 morti, molti dei quali civili, dicono le autorità sanitarie di Gaza.
Da parte israeliana si registrano invece 13 morti: tre civili colpiti da razzi e 10 soldati, indicano i dati ufficiali di Israele.
OBAMA: SUBITO IMPEGNO
Il presidente eletto degli Usa, Barack Obama, ha detto nel corso di una trasmissione tv che comincerà ad agire per la pace in Medio Oriente appena si sarà insediato alla Casa Bianca, e che il conflitto a Gaza sottolinea soltanto la sua determinazione a occuparsi al più presto della questione.
Nel corso di scontri in strada a Gaza i soldati israeliani hanno ucciso 10 cecchini, hanno detto operatori medici palestinesi. Altri tre combattenti e un membro della polizia di Hamas sono stati uccisi nel corso di attacchi aerei.
Ufficiali medici dicono che 13 civili, tra cui quattro persone di una stessa famiglia, sono stati uccisi dalle forze israeliane, e che il bombardamento di parte israeliana su due villaggi a sud città di Gaza ha distrutto 15 case.
L'esercito israeliano ha reso noto di aver attaccato una moschea utilizzata come deposito di armi, dieci pattuglie armate, tre siti lanciarazzi e la causa di un comandante di Hamas.
A Gerusalemme, il segretario di Gabinetto Oved Yehezkel ha detto che i leader di Hamas si sono rifugiati in ambasciate straniere a Gaza - senza specificare di quali paesi - in ospedali e in bunker per sfuggire alle forze israeliane.
Dal confine, due razzi palestinesi hanno colpito Beersheba, 42 km all'interno di Israele, ha riferito l'esercito, e almeno altri quattro colpito altre comunità, ma non sono state registrate vittime, solo qualche danno.
FOSFORO BIANCO
L'associazione statunitense Human Rights Watch ha chiesto a Israele di smettere di utilizzare munizioni al fosforo bianco nelle zone densamente popolate della Striscia di Gaza, affermando che possono provocare gravi ustioni e incendi.
L'associazione ha detto che apparentemente il fosforo viene utilizzato per creare schermi fumogeni, un uso "consentito in via di principio secondo la legge internazionale". Ma anche fatto presente foto scattate dai media di esplosioni aeree del composto chimico, affermando che esso può provocare fiammate su un'area di 125-250 metri di diametro, secondo l'altitudine a cui è avvenuta l'esplosione.
Israele ha risposto di utilizzare solo armi previste dalla legge internazionale, accusando invece Hamas di usare i civili come scudi umani.
Le azioni israeliane hanno attirato le denunce della Croce rossa, delle agenzie Onu e dei governi arabi ed europei e lo Stato ebraico continua con la sua offensiva nonostante una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che chiede una tregua immediata e gli sforzi euro-egiziani per una mediazione.
torra a sa defenza<<
Un funzionario della Difesa israeliana dovrebbe recarsi domani in Egitto per cercare di rendere più stringenti le misure contro il contrabbando di armi. Fonti diplomatiche tedesche dicono che Berlino ha offerto di inviare i suoi specialisti la settimana prossima in Egitto per discutere dei modi per migliorare la sicurezza lungo le frontiere, e Il Cairo ha risposto positivamente.
Appoggiati da elicotteri, le truppe e i carri armati israeliani si sono spinti nella zona orientale e in quella meridionale di Gaza city, affrontando i militanti di Hamas che hanno sparato missili anti-blindato e colpi di mortaio.
Il bilancio delle vittime palestinesi dall'inizio della guerra, il 27 dicembre scorso, è salito a 869 morti, molti dei quali civili, dicono le autorità sanitarie di Gaza.
Da parte israeliana si registrano invece 13 morti: tre civili colpiti da razzi e 10 soldati, indicano i dati ufficiali di Israele.
OBAMA: SUBITO IMPEGNO
Il presidente eletto degli Usa, Barack Obama, ha detto nel corso di una trasmissione tv che comincerà ad agire per la pace in Medio Oriente appena si sarà insediato alla Casa Bianca, e che il conflitto a Gaza sottolinea soltanto la sua determinazione a occuparsi al più presto della questione.
Nel corso di scontri in strada a Gaza i soldati israeliani hanno ucciso 10 cecchini, hanno detto operatori medici palestinesi. Altri tre combattenti e un membro della polizia di Hamas sono stati uccisi nel corso di attacchi aerei.
Ufficiali medici dicono che 13 civili, tra cui quattro persone di una stessa famiglia, sono stati uccisi dalle forze israeliane, e che il bombardamento di parte israeliana su due villaggi a sud città di Gaza ha distrutto 15 case.
L'esercito israeliano ha reso noto di aver attaccato una moschea utilizzata come deposito di armi, dieci pattuglie armate, tre siti lanciarazzi e la causa di un comandante di Hamas.
A Gerusalemme, il segretario di Gabinetto Oved Yehezkel ha detto che i leader di Hamas si sono rifugiati in ambasciate straniere a Gaza - senza specificare di quali paesi - in ospedali e in bunker per sfuggire alle forze israeliane.
Dal confine, due razzi palestinesi hanno colpito Beersheba, 42 km all'interno di Israele, ha riferito l'esercito, e almeno altri quattro colpito altre comunità, ma non sono state registrate vittime, solo qualche danno.
FOSFORO BIANCO
L'associazione statunitense Human Rights Watch ha chiesto a Israele di smettere di utilizzare munizioni al fosforo bianco nelle zone densamente popolate della Striscia di Gaza, affermando che possono provocare gravi ustioni e incendi.
L'associazione ha detto che apparentemente il fosforo viene utilizzato per creare schermi fumogeni, un uso "consentito in via di principio secondo la legge internazionale". Ma anche fatto presente foto scattate dai media di esplosioni aeree del composto chimico, affermando che esso può provocare fiammate su un'area di 125-250 metri di diametro, secondo l'altitudine a cui è avvenuta l'esplosione.
Israele ha risposto di utilizzare solo armi previste dalla legge internazionale, accusando invece Hamas di usare i civili come scudi umani.
Le azioni israeliane hanno attirato le denunce della Croce rossa, delle agenzie Onu e dei governi arabi ed europei e lo Stato ebraico continua con la sua offensiva nonostante una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che chiede una tregua immediata e gli sforzi euro-egiziani per una mediazione.
torra a sa defenza<<
sabato 10 gennaio 2009
sighit secondo un ex generale.......
torra agoa<
Atilgan ha anche detto che l'Iran non farà passi concreti per fermare la violenza israeliana. "L'Iran è uno dei paesi chiave del Medio Orriente. Le sue parole sono più grandi del suo potere. Iran non è mai stato attivamente in conflitto con Israele. In questo momento è occupato con la carota che gli viene offerta per il suo programma nucleare. Sta aspettando ansiosamente un pacchetto di proposte sul nucleare dall'amministrazione USA, e non credo che l'Iran si farà coinvolgere nella tragedia Palestinese", ha detto.
Atilgan ha ribadito la sua convinzione che la Turchia abbia il potere di fermare le sofferenze dei Palestinesi. "Non c'è altro paese nella regione, tranne la Turchia, che possa essere ascoltato da Israele. Il potere militare di Israele è sufficiente a distruggere diversi paesi. Israele ha costruito la sua strategia militare per distruggere tutti i fattori che in futuro possano costituire una minaccia per lei. Per questo l'impianto nucleare in Iraq è stato distrutto. Per questo all'Iran non viene permesso di avere tecnologia nucleare. Questa è una strategia pericolosa", ha proseguito.
Ha anche detto che sono stati gli USA a beneficiare più di tutti dell'anti-americanismo in Turchia, aggiungendo che si domandava se l'anti-americanismo in Turchia non sia stato promosso dagli stessi Stati Uniti.
"Non addestriamo piloti israeliani"
Il generale in pensione, che un tempo ha avuto una posizione di alto livello nelle Forze Aeree turche, ha respinto le affermazioni secondo cui i piloti israeliani, che stanno distruggendo Gaza con le bombe in questo momento, siano stati trasferiti in Turchia per essere addestrati.
"La Turchia ha firmato un accordo di cooperazione militare con Israele nel 1996, quando i paesi arabi si schierarono con la Siria per la crisi idrica. Lo scopo di questo accordo era di proteggere la Turchia contro le minacce provenienti da sud. La Turchia non ha accordi militari solo con Israele; abbiamo accordi simili con circa 40 paesi" - ha detto.
Traduzione FDF.com a cura di Stefano Brizzi
torra sa defenza<
Atilgan ha anche detto che l'Iran non farà passi concreti per fermare la violenza israeliana. "L'Iran è uno dei paesi chiave del Medio Orriente. Le sue parole sono più grandi del suo potere. Iran non è mai stato attivamente in conflitto con Israele. In questo momento è occupato con la carota che gli viene offerta per il suo programma nucleare. Sta aspettando ansiosamente un pacchetto di proposte sul nucleare dall'amministrazione USA, e non credo che l'Iran si farà coinvolgere nella tragedia Palestinese", ha detto.
Atilgan ha ribadito la sua convinzione che la Turchia abbia il potere di fermare le sofferenze dei Palestinesi. "Non c'è altro paese nella regione, tranne la Turchia, che possa essere ascoltato da Israele. Il potere militare di Israele è sufficiente a distruggere diversi paesi. Israele ha costruito la sua strategia militare per distruggere tutti i fattori che in futuro possano costituire una minaccia per lei. Per questo l'impianto nucleare in Iraq è stato distrutto. Per questo all'Iran non viene permesso di avere tecnologia nucleare. Questa è una strategia pericolosa", ha proseguito.
Ha anche detto che sono stati gli USA a beneficiare più di tutti dell'anti-americanismo in Turchia, aggiungendo che si domandava se l'anti-americanismo in Turchia non sia stato promosso dagli stessi Stati Uniti.
"Non addestriamo piloti israeliani"
Il generale in pensione, che un tempo ha avuto una posizione di alto livello nelle Forze Aeree turche, ha respinto le affermazioni secondo cui i piloti israeliani, che stanno distruggendo Gaza con le bombe in questo momento, siano stati trasferiti in Turchia per essere addestrati.
"La Turchia ha firmato un accordo di cooperazione militare con Israele nel 1996, quando i paesi arabi si schierarono con la Siria per la crisi idrica. Lo scopo di questo accordo era di proteggere la Turchia contro le minacce provenienti da sud. La Turchia non ha accordi militari solo con Israele; abbiamo accordi simili con circa 40 paesi" - ha detto.
Traduzione FDF.com a cura di Stefano Brizzi
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